Sono le 4.15 di notte e dalla finestra entra ancora la notte. Il mio bel gatto rosa e bianco è felicemente sdraiato sulle mie gambe e, fuseggiando, richiede una buona dose di coccole, rubandomi la penna con un abile colpo di zampa.
Stanotte niente sonno. Sarà l'effetto del jet-lag o le brutte notizie del rientro, ma Morfeo non ne ha voluto sapere.
Mi sono alzata a buttar giù qualche riga, forse pensando di tirar fuori nuovi progetti di vita da questa nottata di solitudine, forse una lista dei possibili lavori con cui poter soppiantare quello appena perso. Si dice che quando si chiude una porta si apre un portone ed io sono sempre stata una gran fan di questo motto, ma la tristezza e la rabbia rimangono lì, ostinati compagni di questa notte senza riposo, ad attirare a me solo pensieri negativi. Decido, allora, di provare a soddisfare la mia sete di soddisfazioni scrivendo qualcosa di senso compiuto, mettendo insieme le frasi in cui sono inciampata in questi giorni.
Tac, Tac, Tac... Dal corridoio il suono ritmico di due tacchi si sentono amplificati e introducono l'ingresso di qualcuno - presumibilmente una donna - nel mio campo visivo.
Avete mai fatto caso a quanti indizi ci lanci il suono dei tacchi sulla donna che li indossa?
Riconosciamo un'andatura rilassata o frettolosa, un passo pesante o lieve; distinguiamo nettamente il suono derivante da un tacco largo da quello di un tacco a spillo; ci accorgiamo della sua altezza e, a volte, della sua scomodità.
In questo caso recepisco senza ombra di dubbio che la donna che sta per arrivare non ha alcuna fretta e il suo passo pesante me la fa immaginare come un donnone robusto.
Porta scarpe dal tacco largo e basso, quindi probabilmente è una signora che non segue la moda.
Dopo qualche altra serie di Tac, Tac, appare all'orizzonte la donna che sembra uscita dai miei pensieri, ma finalmente posso darle un colore, dei connotati!
Man mano che si avvicina, riesco a definire i tratti un po' sgraziati del suo viso paffuto, in contrasto con il bellissimo turchese dei suoi occhi stanchi.
Mi passa accanto, biascicando uno svogliato "'Giorno", a cui rispondo con un cenno della mano, come a togliere il cappello, che però rimane ben piantato sulla mia testa.
Aspiro la scia di profumo che l'accompagna: pura melassa.
Mi giro a guardarle l'imponente didietro, strettamente foderato in uno strato di lucente seta fucsia, quando una vicinissima voce maschile mi fa sussultare:
"Buongiorno Richie, c'è posta per me oggi?"
"Ehm... no, Signor Lai, non è arrivato nulla", dico, cercando di riacquistare un certo controllo.
"Potevo evitare di fare colazione stamattina... ho il naso pieno di zucchero a furia di annusare passivamente i litri d profumo che la Signora Zolfi si versa addosso tutte le mattine!" Sorride, facendomi l'occhiolino.
Rispondo con un professionalissimo "Non ci ho fatto caso, ma, se questo odore La infastidisce, posso farlo presente alla Signora... con le dovute maniere, si intende."
Il Signor Lai mi guarda con un sorriso smorzato e dopo qualche istante risponde: "Non si preoccupi, Richie, era solo una battuta... non molto brillante, a quanto pare. Buona giornata."
"Auguro una buona giornata anche a Lei, Signore", dico di rimando con un sorriso di cortesia.
Non che mi stia antipatico il povero Signor Lai del terzo piano, anzi. E' un brav'uomo, sempre cortese e pronto a fare battute, ma non amo che i trentasei inquilini del lussuoso condominio di Via Spadoni 36 mi vedano come uno di loro: cerco di avere una certa immagine, quella del più professionale e affidabile portiere della zona.
Ho visto tanti colleghi perdere il lavoro (e con esso la casa) per aver superato la linea di confine e aver dimenticato i ruoli. Non voglio finire allo stesso modo.
...Che dite, vado avanti?
SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
RispondiElimina(Il Singor Lai mi ricorda qualcosa!!!)
Life, Laugh, Love and Lulu
Bene! Allora alla prossima puntata vediamo cosa uscirà fuori! :)
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