lunedì 19 maggio 2014

Ecodipendenze: green in progress!

Da appassionata di riuso, riciclo e creatività quale sono, oggi voglio condividere con voi due posti surreali e geniali... nuove realtà tutte da scoprire.

Il primo posto che sto per raccontarvi (quasi come una favola) si trova a Marsiglia, in Francia e ho potuto vederlo con i miei occhi l'estate scorsa durante un corso di formazione sull'ecosostenibilità ambientale.
Si chiama Yes We Camp ed è nato dall'esperimento creativo di un gruppo composto da architetti, idraulici, grafici, ingegneri, giardinieri e artisti che hanno costruito insieme un enorme area di campeggio, non solo riutilizzando vecchie roulotte, camper e macchine, ma anche  trasformando bidoni dell'immondizia, fondendo pezzi di elicotteri abbandonati, unendo pallets nei modi più incredibili, fino a formare attrezzatissime e confortevoli zone relax e piccole "tane" in cui rifugiarsi,  vere e proprie case e spettacolari sculture.
Ciò che ho amato di più di questo posto è stato il grande senso di comunità che lasciava ai visitatori: ogni persona che entrava, che fosse lì per caso, che fosse un turista o un ospite, poteva apportare un cambiamento. Tutti potevano costruire qualcosa e lasciare un pezzo di sè.
Purtroppo a Novembre il campo è stato smantellato perché era stato costruito  allo scopo di dare maggiori alloggi ai migliaia di turisti previsti durante l'estate 2013 a Marsiglia, in quanto Città della Cultura di quell'anno, ma posso assicurarvi che non ho mai visto un posto così ed è stata la realizzazione di un'utopia: il mondo è nostro e deve rispecchiarci. Ognuno di noi ha il dovere e il diritto costruirlo con le proprie mani, in armonia con la natura e sfruttando gli scarti della nostra società... cosa si può volere di più? ... Ecco, forse una cosa l'avrei voluta: una toilette meno "rustica"!
Ecco le procedure di utilizzo del bagno: "Benvenuto nella toilette ecologica. E' molto semplice, non c'è nulla da fare. Sotto i bagni ci sono dei grandi bidoni di segatura per assorbire gli odori e la materia"


L'altro posto che ha attratto la mia attenzione e che cercherò di visitare il prima possibile è una piccola e strabiliante città del riuso. Si chiama Mutonia e si trova a Sant'Arcangelo di Romagna, un piccolo paesino del Nord Italia. 
Negli anni '80 nacque la Mutoid Waste Company, un gruppo di scultori e artisti che inizialmente si stabilirono a Londra ed organizzavano Rave Party sperimentando nuove fusioni di generi musicali, dal rock psichedelico alla acid house. Nel 1989 si trasferirono in Germania, dove divennero famosi per le gigantesche sculture e istallazioni composte dall'assemblaggio di parti di automobili.
All'inizio degli anni '90 i Mutoidi sono approdati a Sant'Arcangelo di Romagna, dove hanno costruito Mutonia, "il villaggio degli scarti", allo scopo di rinnovare il rapporto tra l'uomo e la natura, attraverso il riutilizzo critico degli scarti della nostra epoca rivisitato in chiave post-apocalittica (in stile Mad Max).
L'estate scorsa, però, è stato intimato lo sfratto alla compagnia dei Mutoidi, nonostante negli anni fosse nata una solida collaborazione artistica con la cittadina romagnola e ormai gli stessi "ospiti" fossero diventati un'importante parte attiva della cittadinanza, tanto che i Santarcangiolesi hanno fatto esplodere una durissima protesta, che si è estesa a livello nazionale, arrivando in Parlamento.
Com'è finita?
Incredibilmente il volere del popolo ha schiacciato la doppia sentenza di sfratto del TAR e il comune di Sant'Arcangelo ha coraggiosamente trovato un geniale escamotage, trasformando il villaggio di Mutonia in uno "spazio pubblico dedicato all'arte contemporanea"!
Su questo villaggio visionario e anticorporativo è stato girato anche un film, Hometown. Mutonia, regia del collettivo artistico ZimmerFrei.







Ho voluto condividere con voi la conoscenza di questi posti per infondervi ciò che hanno dato a me: la consapevolezza che non tutto è perduto, che, in un mondo e in un'Italia di crisi economica, sociale e politica c'è ancora una fiammella che brucia nel profondo del popolo.
Questo è, per me, un fondamentale messaggio di speranza: la speranza che noi possiamo VERAMENTE essere il nostro cambiamento.

mercoledì 23 aprile 2014

Un post che fa ingrassare

A pochi giorni di distanza dalla Pasqua, ciò che ne rimane, come ogni anno, è una sempre più evidente dipendenza al cioccolato.
A tal proposito, vi ripropongo una dolcissima storia del mio tanto amato Gianni Rodari per farvi venire l'acquolina... proprio ora che siete a lavoro e non avete dolcetti a disposizione.


La strada di cioccolato di Gianni Rodari

Tre fratellini di Barletta una volta, camminando per la campagna, trovarono una strada liscia liscia e tutta marrone.
"Che sarà?" disse il primo.
"Legno non è" disse il secondo.
"Non è carbone" disse il terzo.
Per saperne di più si inginocchiarono tutti e tre e diedero una leccatina.

Era cioccolato, era una strada di cioccolato.
Cominciarono a mangiarne un pezzetto, poi un altro pezzetto, venne la sera e i tre fratellini erano ancora lì che mangiavano la strada di cioccolato, fin che non ce ne fu più neanche un quadratino. Non c'era più ne' il cioccolato ne' la strada.

"Dove siamo?" domandò il primo.
"Non siamo a Bari" disse il secondo.
"Non siamo a Molfetta" disse il terzo.
Non sapevano proprio come fare. Per fortuna ecco arrivare dai campi un contadino con il suo carretto.
"Vi porto a casa io," disse il contadino. E li portò fino a Barletta, fin sulla porta di casa.

Nello smontare dal carretto si accorsero che era fatto tutto di biscotto.
Senza dire ne' uno ne' due cominciarono a mangiarselo, e non lasciarono ne' le ruote ne' le stanghe.
Tre fratellini così fortunati, a Barletta, non c'erano mai stati prima e chissà quando ci saranno un'altra volta. 


Non sarebbe splendido ritrovarsi d'un tratto davanti ad una strada che si scioglie sotto il sole e dover evitare ad ogni costo che tutto quel cioccolato venga sprecato? Splendido sarebbe anche poter beneficiare di un Palazzo di Gelato, anche questo frutto dell'inesauribile fantasia del succitato Gianni.
E voi? Avete mai avuto un desiderio così goloso da essere quasi imbarazzante?

lunedì 31 marzo 2014

A testare le teste

Vi è mai capitato di scoprirvi a guardare con curiosità qualcosa che per tutta la vostra vita non avete neppure notato?
Beh, ieri mi è accaduto proprio questo: ero al supermercato, tutta intenta a cercare di decidere dove era più conveniente accodare il mio carrello, se alla cassa 1, con una fila che arrivava al reparto del pesce o alla cassa 3, che invece vedeva la sua ultima, tesissima, cliente al reparto ortofrutta.
Mentre guardavo da una cassa all'altra, soppesando i carrelli in attesa e contando il numero di persone, mi cadde l'occhio sul cliente che posizionava con meticoloso ordine i prodotti scelti sul nastro della cassa: dal più pesante al più leggero, sdraiava sul tappetino rotante tre bottiglie di acqua naturale e tre di acqua frizzante, che si opponevano le une alle altre in un testa a testa di tappi verdi e bianchi; un gigantesco pollo, che offriva il suo didietro a tre seppie in fila indiana imbustate singolarmente; un Pomelo, frutto visto per la prima volta proprio ieri, era in testa ad una colonna di singoli agrumi in ordine decrescente, e così via, fino all'ultimo prodotto, un piccolo sacchetto di semi di Alkekengi, bacca vista solo una volta di cui non avevo mai saputo il nome.
Dati i presupposti, il tipo appariva già molto particolare. Cosa altro poteva contenere la dispensa di casa sua?
Quando la cassiera del supermercato passò distrattamente l'ultimo prodotto sul lettore di codici a barre, fui costretta ad alzare lo sguardo sul tipo in questione. Impeccabilmente impacchettato in un elegante vestito blu a costine, aveva un testa pelata e lucida, impreziosita da un paio di occhiali rigorosi e dalle linee ordinate, che coprivano due occhietti azzurrognoli e con poche ciglia bionde.
La cosa che più mi colpì, però, fu proprio la testa: piccola e lucida com'era, ricordava incredibilmente un palloncino.
Non un'imperfezione, non una macchiolina della pelle o un avvallamento del cranio... era perfettamente levigata e rosea e veniva voglia di afferrare la cravatta per tenerla giù e non farla volare via!

Presa dalla scoperta del momento, mi soffermai ad osservare curiosamente le teste degli altri clienti in fila, come in un gioco in cui si tenta di riconoscere dalla sagoma l'oggetto che nasconde.
La seconda capoccia in esame più che una testa era un testone! Sembrava una bomba appena esplosa, con una massa enorme di capelli ricci ed elettrici che ne uscivano da tutte le parti, tanto che non se ne scorgeva neanche il volto.
Accanto a lei, una testolina più piccola faceva capolino da dentro il carrello: apparteneva ad una bambina di 4 o 5 anni, che, a differenza della presunta madre, aveva capelli biondi lisci come spaghetti, impossibili da scompigliare. Non era perfettamente ovale, ma era schiacciata sulla nuca, abbastanza da formare una piccola punta sulla somma della testa. Mi faceva venire in mente la Mitra che indossano i vescovi durante le liturgie.

Dopo aver indovinato la forma di tutte le teste di entrambe le file delle casse, mi chiesi se anche i cervelli al loro interno seguissero il profilo dei contenitori e se questo condizionasse le loro capacità cognitive.
Visto che la mia rimaneva l'unica testa non testata, cercai di ricordarne la forma, visto che non avevo specchi a disposizione né vetrine che ne potevano sopperire l'assenza. Ricordai, allora, i tempi del liceo, quando qualcuno, osservandomi, disse quasi urlando che avevo la testa a banana e un altro rispose, perforandomi un timpano, che no, era a forma di fagiolo! Ricordo che allora la classe esplose in un mucchio di risate fragorose, compresa me, che, un po' rossa in viso, ma con la sfrontatezza e la fierezza che mi contraddistinguevano, seguivo un po' divertita, un po' intimidita lo sbellicarsi collettivo.
Mi chiesi se fu quel momento a rendermi curiosa della forma delle teste altrui e se quella fosse una piccola "ripicca" per quel vergognosissimo momento adolescenziale... ma perché proprio ad anni di distanza, alle casse di un supermercato in orario di chiusura?

Mentre mi trastullavo tra questi pensieri guardando il vuoto tra i miei piedi, vidi un paio di scarpe superare svelte le mie. Alzai lo sguardo e vidi proprio lui, l'oggetto mancante tra palloncini, bombe e Mitra, una enorme testa di cavolo che mi aveva rubato il posto in fila alla cassa con un carrello colmo di roba inutile.
Decisi che avrei fatto meglio a pensare a ciò che stavo facendo invece che pensare alle teste della gente.


lunedì 17 marzo 2014

RamIntricati. Solo un altro blog.

RamIntricati.

Ma cos'è? Oh no, un'altro blog!!! D'accordo che lo spazio virtuale è immenso, ma... non staranno diventando troppi questi blogger?

Avete ragione, siamo bombardati da "Nuovi post della settimana" che ci raccontano nei termini e negli stili più disparati episodi di vita quotidiana, viaggi spaziali e avventurosi, outfit delle star, libri in uscita, recensioni di film che-avresti-voluto-vedere-ma-di-cui-ormai-sai-il-finale!
E perché questo blog dovrebbe essere diverso dagli altri?
Fondamentalmente non lo è.
Non ho la presunzione di dire che il mio è diverso da quello degli altri perché utilizzo una grammatica impeccabile e un lessico forbito ma fluente o perché snocciolo argomenti appassionanti... per ora posso solo immaginare ciò che potrebbe essere e che ancora non è.

Potrebbe essere un gioco di specchi in cui, passeggiando, troviamo un'immagine di noi che non siamo abituati a vedere;

Potrebbe essere un gesto d'amore per me, che, dopo anni di "blocco dello scrittore" (o, meglio, della scribacchina), mi sto dando un'altra possibilità, cercando nuovi temi e nuovi modi di esprimermi;

Potrebbe essere un blog  divertente e (chissà?) interessante, in cui vi racconto i folli dialoghi tra Me e mE che sfrecciano e vorticano costantemente nella mia testa, mutevoli e instancabili;

Potrebbe essere un posto in cui condividere la mia passione per l'arte e la creatività, in cui posso mostrare qualcosa di mio e consigliare il lavoro di altri;

... O potrebbe essere solo un altro blog, che si disperde tra le acque di migliaia di blog identici e di scarso rilievo: un'autentica rottura di scatole!

Cosa sarà potrete dirmelo solo voi, quindi...
Mettiamoci a lavoro!
Io a scrivere e voi a leggere, commentare e criticare (non siate troppo cattivi, però)!